venerdì 29 aprile 2011

Lorenzo "Jovanotti" Cherubini - Ora Tour 2011 - Acireale 26 Aprile

Nell'attesa che Anto, il quale conosce meglio di me il signor Cherubini, pubblici qualcosa, io vi do il link con alcune foto realizzate da me al concerrto di Acireale di martedi scorso.

Lorenzo "Jovanotti" Cherubini live Acireale 26-04-2011

Kappa.

Vi spiego cos'è un "Sickgroove": Alice in Chains - Check my Brain

Mi trovavo a cazzeggiare in giro per youtube (interessante valutare dei siti internet come dei luoghi fisici pieni di stanze, armadi e cassettini, ma questo non centra) cercando della buona musica per allietare le mie orecchie assetate di rock, e mi sono imbattuto in una delle band che hanno sfornato più "sickgroove" o "sickriff" da sempre. Cosa significa "sickgroove"? Proverò a spiegarvi prima cos'è il "groove", ma non in maniera tecnica, così come lo intendo io: il groove è quel tipo ritmo in una canzone, non importa che genere musicale sia, che ti costringe ad alzarti in piedi e a muovere il culo, e che quindi rende il pezzo un gran pezzo. "Sickgroove" è questo, ma in più è malato, è fuori di testa, a volte "acido", lisergico, qualcuno direbbe che ti fa avvolgerre nello "spleen" (ahahah). Bene, stavo dicendo che maestri in questo sono stati, e per me sono ancora, i grandi Alice in Chains, che come ben sapete si sono tornati nel 2009 con un bel disco, "Black Gives Way To Blue", con alla voce un sorprendente William DuVall, secondo me un ottimo sostituto del compianto Layne Stanley (Rip), che però per i nostalgici non sarà mai all'altezza del predecessore. Quello che non ha capito questa gente è che non sono in competizione, Layne non c'è più. Punto. Sono diversi.
Riassumendo: cazzeggiavo su yputube e mi sono imbattuto negli AIC ultima versione, e specificatamente in un loro "sickgroove" (che poi anche il video è "sick"), e adesso sono qui a scrivere perchè ho una gran voglia di proporvelo, anche se voi, sicuramente, popolo di bastardi internauti rochettari, conoscete già, sto parlando di "Check my Brain". Ma basta parole, luridi esseri striscianti, a voi il video!!!!

Kappa

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mercoledì 20 aprile 2011

AREA ROCK: PUNTATA SPECIALE "THE WALL"

La puntata odierna sarà dedicata ad una immensa opera rock: "The Wall" dei Pink Floyd. Verrà trasmesso l'intero album  che verrà commentato e spiegato da Kappa e Anto, con il contributo di Dj Ananas. Non perdetevi questa puntata!!!
Area Rock va in onda lunedi, mercoledi e venerdi dalle 14 alle 16 su Radio Phenomena, Mhz 87.700 oppure in streaming cliccando su http://www.streamsolution.it/onair/radiophenomena.asx

Grazie dell'attenzione.
Kappa.

sabato 16 aprile 2011

RECENSIONI : GUANO APES – BEL AIR

Uffa !
Ultimamente a parte i Foo Fighters ( lode all’infinito per il grande Dave Ghroll ) tutte le nuove uscite mi hanno puntualmente deluso, specie quelle che attendevo da tempo.
I Guano Apes non fanno differenza dunque, ed è un vero peccato, perché credevo che questi anni di inattività li avrebbero riportati in pista con ancora più forza e aggressività.
E invece “Sunday Lover”  la prima traccia del disco spiazza totalmente, quasi non si conosce più la voce ruvida dei bei tempi di Sandra Nasic, convertitasi in ….. ?????   le strutture musicali suonano un miscuglio pop-disco-rock strambo che stento a collegare con il loro nome. Mi avventuro avanti, magari sarà stata una divagazione da troppo alcool…
“Oh What a Night”  sembra restituirmi l Guano Apes originali, ma anche questo è un artefatto, la traccia è troppo “pulita” sembra tutto finto, no, non sono i Guano Apes che conoscevo, e purtroppo no, non si sono evoluti in meglio. Non basta qualche urlo cacciato li per mantenere il loro vecchio marchio, e le “nuove” sperimentazioni suonano davvero poco convinte, e di conseguenza poco credibili.
Le rimanenti tracce suonano tutte “commercialmente commestibili” ma non mi convincono.
In definitiva i Guano Apes hanno perso la loro identità passata, e quel che è peggio non ne hanno acquisito una nuova. Questo disco suona pieno di novità dal punto di vista delle strutture musicali e vocali, ma non riesce a farne proprie nemmeno una, tutto alla fine scivola via, un po come provare nuove acconciature allo specchio riempiendosi i capelli di gel, finchè tutto non si ammoscia e si inzacchera rendendo il risultato peggiore di prima.
Speriamo che miss Nasic e soci riconoscano di aver intrapreso una strada che porta ovunque, ma di non essere arrivati da nessuna parte.
Insomma tanti pezzi potenzialmente interessanti, ma che mancano di corpo, di groove, di tiro, mancano di quel qualcosa che ti fa apprezzare una canzone anche se ha due soli accordi, manca insomma quella cosa…….aspettate come è che si chiama…..ah ecco si…..l’identità.

ANTO


RECENSIONI : BEADY EYE – DIFFERENT GEAR STILL SPEEDING

Innanzitutto scusate il ritardo!!
Mi ero ripromesso di recensire questo disco nello stesso momento in cui ho ascoltato il primo fastidiosissimo singolo, sarà che i vecchi e oramai defunti  Oasis non mi hanno mai fatto impazzire, fatto sta che ( come sempre ) mi aspettavo un risultato sonoro ancora più schifoso dall’epoca dei due fratelli.
“Four letter World” invece apre il disco in maniera quasi piacevole. ( se vogliamo proprio soprassedere sulla voce del fratello superstite, che comunque suona sempre meglio del suo ancor più sinusitico consanguineo )
La scanzonata “Millionaire” scivola tranquilla e senza pretese, ma già dalla traccia successiva “The Roller” ecco che ritorna l’incubo/clichè Oasis, lo solita struttura strumentale e vocale, e quel pseudo tentativo/influenza ( pessimamente riuscito ) che richiama i Beatles ( ma loro non rispondono peccato!!!) e che fanno del pezzo il primo strazio del disco.
La successiva “Beatles and Stones”  non dispiace, anche se arrivati già alla quinta  traccia (“ Wind Up Dream”) , si capisce che i Beady Eye hanno sparato tutte le loro cartucce, nel senso che più di quanto ascoltato non ci sarà. La band viaggia su binari alquanto statici, evidenziando i loro limiti creativi e strumentali, che sono succubi della loro esperienza musicale passata.
Probabilmente è proprio questo che i loro affezionati si aspettano, e questo è quanto loro stessi sanno fare meglio, dunque tutti contenti.
Tranne io ovviamente che mi illudo ancora di trovare aria nuova.


ANTO


martedì 12 aprile 2011

RECENSIONI: FOO FIGHTERS - WASTING LIGHT

Sono passati  4 anni dal loro ultimo lavoro in studio, 4 anni in cui certo Dave Grohl non si è risparmiato tournee mondiali e collaborazioni con in più disparati artisti, ma adesso eccoli qui con il loro FF7 (il Foo Fighters 7h Album): Wasting Light.
Anche questo disco si apre con la loro proverbiale energia, si evolve rispetto ai precedenti per le ritmiche e i riff di chitarra che sono un po meno all’unisono, ma creano dei giochi e degli intrecci ritmici intressanti. Da notare che torna nella line up anche Pat  Smear alla chitarra, facendo arrivare la band a 5 elementi. Ottimo l’apporto vocale del batterista Taylor Hawkins.White Limo”, girato interamente in vhs e con ospitata speciale di Lemmy Kilmister (chi non sa chi è si vada a ripassare un po di fondamenti di musica rock).
Un’altra curiosità sul disco  è che è stato interamente registrato nel garage di Dave Grohl esclusivamente su materiale analogico (e si sente), e prodotto da Buch Vig.
Vi presento la tracklist di quello che è stato definito dal frontman tuttofare Dave come il disco più heavy della storia:

1.     "Bridge Burning"
2.     "Rope"
3.     "Dear Rosemary"
4.     "White Limo"
5.     "Arlandria"
6.     "These Days"
7.     "Back  Forth"
8.     "A Matter Of Time"
9.     "Miss The Misery"
10.  "I Should Have Known"
11.  "Walk"

Tracce consigliate? Tutte! Le canzoni sono un sapiente mix di potenza e melodia, di riff hard rock e linee vocali che arrivano a sfiorare il pop, senza essere banali. Forse l’unica canzone che sa mi ha annoiato un po è “These Days”, ma non è escluso che ascoltando il disco per un mese di fila mi innamori anche di quello. Secondo me una delle migliori uscite del 2011 (dite che è troppo presto per dirlo?). Non ci resta che aspettarli al Rock in Idrho il 15 giugno, e tra il 16 aprile, per gli ingordi come me, l’uscita di “Medium Rare”, un intero album di cover che hanno registrato nella loro carriera e che uscirà esclusivamente in  vinile…

Kappa. 





domenica 13 marzo 2011

RECENSIONI : SUBSONICA – EDEN

Citando una frase storica tratta da un altrettanto storico cartone animato giapponese…
“Sono stanco di sdilinquirmi al sentimentalismo da cui attingi a piene mani” ( Caio lo dice a Ken il guerriero!!) ..che cazzo centra? Qual è l’anal-ogia?
Che i Subsonica hanno triturato i coglioni con ‘sti testi!!
E questa è la premessa.
Parlando nello specifico delle canzoni, direi che aldilà della retorica spacca palle ( “Prodotto Interno Lurido” , “Il Diluvio” ) e del sopracitato sdilinquimento narcodiabetico ( “Quando” ) la punta massima si ha ascoltando il singolo che ci ha presentato questa immane opera d’arte, ovvero “Istrice”, Dio mio! La canzone più aberrante ascoltata negli ultimi dieci anni, dire che fa cagare è poco, è come avere la sensazione di ridere dalla disperazione e voler vomitare allo stesso tempo.
“La Funzione” è un miscuglio di onde anni 80 più spruzzate di Bluvertigo, e sinceramente non so se si salva o no, …dubbio.  Nessun dubbio su “ Sul Sole” una canzone che sembra scritta da un diciassettenne brufoloso ispirato, ( con tutto il rispetto per i 17enni brufolosi) assolutamente scemotta. Del dubbio fa parte anche “Benzina Ogoshi”, che musicalmente suona come i CCCP in chiave futurista,( ma purtroppo non sei G.L. Ferretti ) interessante il testo contro loro stessi, l’unica cosa degna di nota.
Di questo disco-maturità ( ??????) salvo “Eden” e “Il Serpente”, ovviamente non dico che i Subsonica non sappiano suonare, anzi , ho avuto modo di apprezzare più volte le loro perfomance live, adesso, dico soltanto che, Eden, è un disco di merda.
 P.S
Complimenti a tutti i “grandi” giornalisti musicali che si calano le braghe davanti al disco di turno  del gruppo di successo, una leccata al giorno toglie il medico di torno….

ANTO

BOLLETTINO DEI NAVIGANTI

Un sincero vaffanculo a quanti, dal loro pulpito di artisti affermati, e di giornalisti musicali di importanti testate, sparano a zero sui Bloggers, definendoli degli sfigati con manie di grandezza, con hard disk pieni di musica che non riusciranno mai ad ascoltare.
Generalizzare è sinonimo di ottusità, e rende mediocri anche quelli che hanno una loro integrità morale ( e ci riferiamo a quelli che non si calano le braghe davanti ai dischi degli artisti famosi, ) dunque la linea sottile su cui danza il giudizio,  è popolato sia da persone in gamba, che dai leccaculo.
Noi preferiamo la sincerità, ovviamente di un opinabile punto di vista, anche se perpetrato da chi, lavora nella musica da sempre, che ha la musica come una ragione di vita, e , soprattutto , da chi compra i dischi e va ai concerti.
Sinceramente alcune canzoni di protesta, e soprattutto moltissime recensioni, ci suonano cosi false da risultare addirittura ridicole.
L’integrità morale è forse l’unica cosa che resta di nobile per un uomo in questa epoca di merda, in questo momento storico cosi sporco e corrotto.
Tirate fuori le palle uomini.

ANTO,  KAPPA & DJ ANANAS

RECENSIONI : J MASCIS – SEVERAL SHADES OF WHY

Bellissima virata intima per Mr. Mascis, musicista storico dei Dinosaur Jr. , che oramai ci aveva abituati al sound elettrico e pompato a tutto volume della sua band.
In questo disco invece l’adorazione per Neil Young,  da sempre risaputa, si materializza su dei toni davvero unplugged , che fanno di questa opera un viaggio caldo per l’anima.
La voce di Mascis è ruvida come la cartolina di un inverno sotto la neve, ma ha dentro il calore e il romanticismo di chi la guarda seduto davanti ad uno scoppiettante camino, mentre fuori  nella notte imperversa la bufera.
Tracce consigliate :
“Listen To Me “ , “ Several  Shades Of Why “ , Is It Done” , “Where Are You” , “ Can I “ ,     “ What Happened”   

ANTO


RECENSIONI : GREG ALLMAN – LOW COUNTRY BLUES

Ogni volta che metto su un disco degli Allman Brothers Band mi ritrovo catapultato dalla voce magica di Greg Allman, nello splendore luminescente degli anni 70.
Eat a Peach rimane uno dei miei classici favoriti dell’epoca, il loro sound riconoscibilissimo accarezza il cuore e regala visioni yippie di fratellanza e sballo sessantottino.
Purtroppo Greg Allman è l’ultimo dei fratelli rimasti in vita, dopo gli sfortunatissimi eventi che hanno colpito il resto della sua famiglia. Gli Allman Brothers Band non esistono più da un pezzo, dopo essere sopravvissuti a cambi di formazione dovuti alle premature morti dei componenti. Ma il coriaceo Greg ha tenuto botta, con progetti alternativi, almeno fino all’ultima dipartita di un caro amico ( il produttore Tom Dowd  nel 2002)  che sembrava lo avesse allontanato definitivamente da ogni progetto musicale.
Fortunatamente lo spessore artistico di T Bone Burnett lo hanno convinto a regalarci questa ( speriamo non ultima ) perla musicale. In questo disco Greg reinterpreta dei classici dandoci un ulteriore saggio della sua bravura e della sua classe ( suonando come solo lui sa fare il mitico organo Hammond ) con la sua voce che sembra essere tornata ai fasti di un tempo.
Tracce consigliate : Tutte

ANTO


sabato 12 marzo 2011

RECENSIONI : CAKE – SHOWROOM OF COMPASSION

Più di dieci anni sono passati da quando i Cake cantavano scanzonatamente, alla loro maniera, “satan is my mother..”, ricordo che il primo pezzo che ascoltai dei Cake fu proprio quello, e mi colpì, indipendentemente dal testo dissacrante, la leggerezza delle loro melodie.
In Showroom Of Compassion, a distanza di anni, e dischi, i Cake predicano ad oltranza la loro leggerezza musicale miscelata e testi impegnati, e sarcastici sempreverdi .
Insomma tra coretti, melodie_altalena e giri di chitarrine dondolanti, i Cake sono sempre i Cake, cosa che,dopo un ascolto prolungato può portare ad un effetto stuccante, come dopo 27 cucchiaini di dolce e leggera marmellata. Come una leggera dolcezza spensierata dunque, se ne consiglia un cucchiaino ogni tanto, giusto per il dolce sapore della leggerezza.
Tracce consigliate : Boh! “Federal Funding” … forse!
ANTO


RECENSIONI : 7 WALKERS – OMONIMO

Di questi tempi non è raro ( anzi ) imbattersi in super-riunion di vecchie super band, o rimpasti spettacolari, e delle volte improbabili, di super musicisti provenienti da vecchie gloriosi gruppi del passato. Insomma l’esperimento a volte funziona, ( Them Crooked Vultures come esempio lampante ), a volte un pò meno.
Nel caso dei 7 Walkers la ricetta preparata da Bill Kreutzmann ( mitico batterista dei Grateful Dead ) Papa Mali ( chitarrista voodoo collaboratore e coautore di Bob Dylan ) George Porter Jr ( nome storico della scena musicale di New Orleans ) e Matt Hubbard ( talentuoso polistrumentista ) è davvero di quelle da leccarsi i baffi.
I 4 cucinano brani poliedrici miscelando sapientemente le spezie musicali di cui sono intenditori, in maniera semplice e con una grande voglia di divertirsi suonando, che traspare da ogni nota, e questo, lasciatemelo dire, è l’ingrediente fondamentale per qualsiasi tipo di emozione musicale si voglia realizzare.
In questo omaggio alla Louisiana c’è il gusto il divertimento e l’anima di grandi musicisti, che con esperienza e compiacimento ( ma mai spavalderia! ) ci guidano attraverso il rock, il blues, il funky, e il jazz con la classe e l’eleganza che solo i “vecchi” sanno fare.
Struggenti i momenti intimi del disco ( “Louisiana Rain“ ,” Evangeline”, “Someday You’ll See” ) che accarezzano le budella tra un salto e l’altro di stile. Da menzionare il coinvolgimento di Robert Hunter ( Paroliere dei Grateful Dead) che ha curato gran parte dei testi.
In due parole Disco stupendo, da ascoltare tutto, e poi riascoltarlo.
Tracce consigliate :
“ King Cotton Blues “ ( Featuring Willie Nelson ), “For The Love Of Mr. Okra” , “Louisiana Rain” , “Hey Bo Diddle” .

ANTO


sabato 5 marzo 2011

RECENSIONI : TWILIGHT SINGER – DYNAMITE STEPS

Gregg Dulli è un personaggio che ho sempre amato musicalmente , e per i bastardi ignoranti che si stanno chiedendo chi cazzo mai è Gregg Dulli, posso ricordare che è ( era!?) il cantante degli Afgan Wings, ma , qualora nei più recidivi bastardi ignoranti ancora il nome non dovesse evocare niente, …beh.. che dire?!
Posso dirvi invece che Dynamite Steps è davvero un disco grandioso.
Qualcuno ne ha parlato come di una colonna sonora di un viaggio, qualcosa alla Paris Texas per intenderci, a mio avviso il paragone non è perfettamente pertinente, siamo decisamente su un livello differente da Ry Cooder nel capolavoro di Wenders, ma assolutamente non a livello qualitativo, semplicemente la storia narrata da Dulli è diversa, e di conseguenza animata da figure diverse, diverse strade, con luci e notti differenti, ma l’emozione narrativa è la stessa, intensa, piena, graffiante, nostalgica, abbandonata totalmente alla vita.
Dynamite Steps vibra di emozioni, enfatizza ogni stato della mente con tutta l’anima, da “Be Invited” a “Waves”  da “Get Lucky” al crescendo di “On The Corner”  e “Gunshot” fino al bellissimo duetto con Ani Di Franco in “Blackbird And The Fox”, ogni pezzo racconta la tappa di un viaggio emozionale vivo e vivido, narrato dalla voce di un grande bardo, Gregg Dulli.
Non disperatevi comunque, c’è sempre tempo per apprendere, correte ad ascoltarlo, bastardi ignoranti.

ANTO

RECENSIONI : SOCIAL DISTORTION - HARD TIMES AND NURSERY RHYMES


Come per altri dischi prima di questo, ho adottato la tecnica “scurdamuce ‘u passato” , che consiste nel fare tabula rasa ( elettrificata??!! ) in merito a tutti i lavori precedenti del gruppo di turno, e cercare cosi un ascolto il più possibile distaccato e super parte del disco.
Certo nel caso del gruppo di Mike Ness storico ipertatuato/incazzato leader del gruppo californiano dei Social DIstortion, in giro da più di 30 anni, la cosa non è proprio cosi semplice, ma una volta messo su il disco e alzato il volume noto che il compito si rivela più semplice del previsto. Mr. Ness e compari infatti spiazzano le mie poche aspettative sopravvissute con un disco decisamente più soft rispetto ai loro tradizionali canoni.
Qualcuno lo ha definito un ritorno alle origini, a sonorità più blues, come omaggio ispiratore ai loro “padri” di sempre ( Il boss, Johnny Cash, Bob Dylan ) , personalmente cercherò, come anticipato, di prenderlo come un lavoro di una band senza passato, di conseguenza, alla luce di questa mia presa di posizione posso dire che nella stanza  in assenza di  attrito, ( e di vecchi spigoli punk)  tipica degli esperimenti fisici ( ipotetici!!) il disco suona bene, rispondendo alle naturali leggi che governano l’universo, Azione ( buon rock! ) – Reazione  = Movimento!!!
Tracce consigliate:  California, Gimme The Sweet And Lowdown, Machine Gun Blues.
ANTO


RECENSIONI : DEERHOOF – DEERHOOF VS EVIL

Uffa!
Sarà che il concetto di arte è davvero cosi vasto e soggettivo che ti spiazza inevitabilmente, soprattutto quando ti intestardisci a voler verbalizzare una tua personale e opinabile sensazione, cercando di renderla limpida e nuda alla luce del sole, e invece ( stolto!!!!) il risultato è complicarla, renderla fatalmente più oscura e indecifrabile.
Ok ho finto!
Cosa cazzo voglio dire?
Che nella fattispecie questo è un disco stracolmo di idee bellissime, che vengono “stirate” e dilatate e impastriicchiate e arrabattate e centrifugate, fino ad ottenere un gran disco di merda.
Contenuto: Sonorità pop,  miscelazioni di radici latine, ottimi richiami rock, secondi di lucida psichedelica, testardaggini indi(scutibilmente) della più bassa levatura,  e a tratti la voce insostenibile della naif-singer che tritura i coglioni con ritornelli infantili in giapponese. Ottengono il risultato.
Personalmente ho cercato di comprenderne il motivo di questo linciaggio ( Stoltooooo!!),  pensando che probabilmente l’eccessiva voglia di stupire con caleidoscopici impasti musical-cerebrali, motivati dalla ancora più estrema voglia di essere differenti e speciali, abbia portato al risultato che si specchia nell’antico proverbio, che il troppo storpia ( ? era cosi? )  ….Stolto!!!
Finalizzo, nessuna traccia da consigliare, potrei consigliare dei passaggi al limite, due secondi qui, 5 secondi la, ma ascoltare tutto questo disco è uno strazio non da poco ( ritornelli da scuola elementare inclusi_)
Qualcuno li sopprima. ( cominciando da lei )

ANTO


venerdì 25 febbraio 2011

AREA ROCK

Dalla prossima settimana, lunedi , mercoledi e venerdi su Radio Phenomena, AREA ROCK, la trasmissione radio a base di rock condotta dai vostri beniamini, Anto, Kappa & Dj Ananas!!!
Raggiungibile nel messinese sulle frequenze 107.200 o in streaming ovunque voi siate cliccando su   http://www.streamsolution.it/onair/radiophenomena.asx
Seguiteci!!!

Kappa.




giovedì 24 febbraio 2011

REVIVAL RECENSIONI : BLACK MERDA – OMONIMO (1971)

C’è davvero poco da ridere, è vero che Black Merda non rappresenta per un gruppo musicale un gran bel biglietto da visita, ma credetemi , che a dispetto del evocativo puzzolente nome, i Black Merda erano davvero una gran bella band.
“The Prophet” il brano che apre l’omonimo dei Merda, ( datato 1971 ) già dalle prime note funky –rock vi farà capire che di merda in questo disco non se ne sentirà. “Cynthy-Ruthy”  quasi ci ricorda Mr Hendrix nell’apertura, per poi virare verso il funk, con il basso a permeare il pezzo come un tappeto ruvido su cui i cori contrastano con il vocione soul. “Over and Over” è un saggio strumentale che i Merdosi danno mischiando una buona dose di blues ai già sopracitati ingredienti, ribadendo, al suono di un imperante ma mai fastidioso, lungo solo di chitarra, la loro attitudine tutt’altro che merdosa.
Si prosegue con i testi impegnati  di “Ashamed”, la soffice “Reality” e una nuova perla strumentale “Windsong”, per approdare ancora sul Funk Soul di “Good Luck” che suona nero come… si insomma che più nero non si può, “That’s The Way It Goes” , porta sulle sue note le rimembranze di tutto un periodo musicale, in questo  pezzo si possono riconoscere, nelle sonorità , tutte le band che hanno fatto degli anni 70 il periodo musicale più bello e florido di sempre. Chiudono “ I Dont Want To Die” e “Set Me Free”,  due pezzi dall’animo più leggero, che sfaccettano ancora di più il contenuto generale dell’album, a ulteriore dimostrazione della quantità di argomenti che la musica degli anni 70 aveva da dire.
Assolutamente da ascoltare bastardi ignoranti

ANTO



RECENSIONI : JOAN AS POLICE WOMAN – THE DEEP FIELD

Suggestive e delicate le atmosfere per questo nuovo disco di Miss Joan, per tutto l’ascolto si scivola dolcemente cullati dalla sua melodiosa e pacata voce soul, di indiscutibile classe le strutture e gli arrangiamenti di tutto il disco, davvero  Smooth.  Rimprovero ( in tono anch’io pacato) l’eccessiva dilatazione di alcuni pezzi ( “Flash” “Nervous” ) peraltro indubbiamente belli, che nell’essere troppo “consumati” dai minuti finiscono per comprometterne la dovuta attenzione, subisce lo stesso destino la splendida ultima traccia ( “I Was Everyone”), confermando la famosa tesi del filosofo Alex Drastico, che anche sui temi più belli e appassionati soleva dire….”due tre minuti, poi rompe i coglioni!!”
Rimane senza dubbio un parere favorevole per un bel disco, tenendo in considerazione che , arrivati al limite di saturazione del pezzo, si può sempre passare avanti.

ANTO


RECENSIONI : ROXETTE – CHARM SCHOOL

Quando ero ragazzino i Roxette dominavano la scena Pop mondiale, cosa anche abbastanza insolita per un duo Svedese, ma nonostante i trascorsi sicuramente non troppo gloriosi del loro luogo di origine,in termini musicali,  la coppia collezionava dischi d’oro, faceva sold out ai concerti, e contava un seguito di fan impressionante. Insomma restava pur sempre un genere molto di massa, dalle sonorità orecchiabili e fischiettabili ( chi non ricorda il ritornello fischiettato di “joyride” ) e dai testi romantici/zuccherosi e/o malinconici a volte pure fin troppo sempliciotti. Ma il Pop è questo, e lasciatemi dire che i Roxette lo facevano bene, e riuscivano a piazzare dei singoli che finivano anche come colonne sonore di film famosi (“ I Must Have Been Love” colonna sonora di Pretty Woman ), da menzionare anche qualche “condimento”  rock che il chitarrista / cantante Per Gessle amava spolverare nelle loro canzoncine. In definitiva i Roxette malgrado tutto, non erano poi cosi “cattivi” da ascoltare, un ascolto senza pretese ovviamente.
Adesso dopo 27 secoli di silenzio, tornano con un nuovo disco, con in più un disco bonus contenente dei pezzi vecchi live, catturati in giro nel loro ultimo tour del 2010. Bene questo mi toglie abbastanza d’impaccio, basta soltanto ascoltare entrambi i dischi, considerando che comunque il live è dello scorso anno, e la coppietta svedese è già bella che scoppiata  da un bel po’, e confrontarli con i pezzi nuovi.
Non c’è paragone.
Quando gli ingredienti per fare un bel Pop ( che già di suo è una pietanza molto delicata) vanno a male, è meglio fermarsi, e lasciare un bel ricordo.

ANTO